Considerato che il culto ed il rispetto dei morti, riguardati sotto il profilo della religiosità o della laicità, sono da sempre patrimonio dell’uomo che nel tempo l’ha espresso e manifestato mediante simboli, riflessioni filosofiche, artistiche ed opere materiali, sintetizzato nelle seguenti riflessioni:
“La morte tutto appareggia e il sonno dei morti non è men duro se la tomba è fastosa.”
La morte è per l’uomo la fine di ogni forma di vita; ma la corrispondenza di amorosi sensi tra vivi e morti testimonia il perpetuarsi della tradizione che diviene, indifferentemente per convinzioni religiose o filosofiche, concezione di una immortalità acquietante.
Le tombe sono inutili ai morti, ma sono necessarie, sacre alla religione del ricordo, perché destano affetti virtuosi lasciati in eredità alle persone dabbene; solo i malvagi che si sentono immeritevoli di memoria, non la curano.
Atteso che il vigente regolamento di polizia mortuaria lega il ricordo alla “materia” della tomba; ma il passaggio al sonno eterno quasi mai recide gli affetti virtuosi lasciati in eredità a tutti i vivi e forse di più a quelli che fisicamente sono lontani dai sepolcri;
Considerato che in questa comunità, caratterizzata da un alto tasso di emigrazione, lo smembramento delle famiglie accentua il bisogno della “corrispondenza degli amorosi sensi” tra i vivi e morti, per effetto della materiale distanza dei viventi dal sepolcro che ben può essere testimoniata con l’apposizione di lapidi nel cimitero quando la sepoltura è in altro luogo;
Ritenuto di dovere permettere, ai viventi interessati, la rappresentazione del legame ideale con i loro affetti nel cimitero comunale anche nel caso in cui la sepoltura dei propri cari sia avvenuta in altri luoghi, dell’Italia o dell’estero.




