
Ecco la "jacca" o "Rocca Spaccata": una leggenda vuole che a spaccare in due questa rocca sia stata una scossa di terremoto accaduta quando Cristo spirò sulla Croce.

Da quella postazione infatti, si osservava ogni luogo, ogni movimento del vastissimo territorio circostante.
Il castello di Mussomeli, il torrione dei Gibellini, la Sera del Palco, il Passo "funnutu", il mare di Agrigento, la rocca di Bastiglia, il monte Cammarata, si potevano raggiungere velocemente con uno sguardo, si potevano toccare, idealmente, con una mano.
Ad occidente si vedeva nitida e vicina Castrogiovanni.
Nelle giornate serene, più in là, sullo sfondo, il vulcano fumante l'Etna... il Mongibello.
Fu quello il motivo prioritario che ne determinò la demanialità, l'appartenenza alla Regia Corona. Fu quella la prerogativa che oppose, negli anni successivi, le nobili famiglie suteresi agli occasionali conti e baroni che per brevi periodi ne ebbero il possesso.
Il 21 febbraio del 1397 dopo essere appartenuta a Guglielmo Raimondo di Montecateno, venne "ad demanium reducta", per volontà del re Martino "perché un re deve, sempre, accondiscendere alle richieste dei suoi fedeli" punendo chi si macchia di fellonia e lesa maestà. Venduta e riscattata anche negli anni succesivi, la Vecchia Signora del Vallone, si vide attorniata, tra gli inizi del '500 e la fine del '600, da nuovi centri abitati che sorsero come funghi per incentivare l'agricoltura, unica fonte di reddito della nuova nobiltà contadina assenteista. Sutera, in quegli anni, divenne centro amministrativo e religioso della Val di Mazzara; fu sede di notai, di funzionari, militari, conventi e chiese.
All'inizio del settecento il suo declino divenne inarrestabile un po' per la rissosità della sua nobiltà minore, un po' per la progressione di Mussomeli con i fertili e ben amministrati feudi degli onnipotenti Lanza. La crisi dell'agricoltura tradizionale con la rivoluzione industriale, i nuovi assetti istituzionali scarsamente rispondenti alle necessità di territori difficili e diffidenti, l'emigrazione agli inizi del '900, nel primo e nel secondo dopoguerra, l'attuale invecchiamento della popolazione hanno decretato un progressivo calo demografico. Ma proprio in questo contesto che i suteresi hanno voluto ridare lustro al proprio paese scommettendo su una risorsa che non sembra più un utopia: il turismo.



